Perchè le tecniche riflessologiche sono così efficaci?

I trattamenti di riflessologia sono discipline che permettono di inquadrare gli squilibri di cui soffre una persona a livello fisico, psico-emozionale ed energetico, e di intervenire per promuovere il benessere generale dell’organismo.

Le tecniche di manipolazione delle zone riflesse agiscono infatti non solo sul piano fisico, riequilibrando il funzionamento di organi e apparati e stimolando i naturali processi di auto-guarigione, ma anche sulle componenti energetiche della fisiologia umana e sul piano delle emozioni e della mente. Per questo sono metodi di intervento che agiscono a livello olistico, capaci cioè di influenzare la totalità della persona.

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Piede e orecchio sono dei microsistemi, codificabili attraverso delle mappe zonali costruite nel tempo dalla pratica clinica di numerosi medici in diverse parti del globo terrestre.

Che cosa si intende per MICROSISTEMA?

Il termine riassume l’idea che in un area limitata del corpo, in questo caso il piede o il padiglione auricolare, si possono trovare proiettate, tutte o almeno una gran parte delle funzioni del corpo umano, così come la rappresentazione dei suoi organi e tessuti. Questo è il primo dei principi che guidano queste pratiche: ”Il particolare manifesta il generale”. Dato che ogni cellula del nostro corpo contiene il sapere di tutte le cellule e conosce il funzionamento di tutto l’organismo vi è un intima relazione tra la parte ed il tutto, fra il piccolo e il grande. Ancora meglio possiamo dire che il microsistema rispecchia il macrosistema, così come avviene in ogni fenomeno dell’universo.
Si ritiene inoltre che la stimolazione di determinati punti o aree possa avere un azione sui tessuti o sugli organi corrispondenti e che parallelamente alcune alterazioni interne possano trovare una loro manifestazione all’esterno in questi siti corrispondenti. Ecco il secondo principio “L’esterno manifesta l’interno”. Nella sostanza un microsistema rappresenta un sistema di comunicazione tra interno ed esterno che potremmo definire bidirezionale, poiché all’esterno si ricevono segnali delle possibili alterazioni interne e all’interno si possono inviare, attraverso una stimolazione di aree specifiche, le informazioni necessarie per riequilibrare il sistema interno alterato.

Da quando esistono queste tecniche riflesse?

Pochi i documenti antichi in cui vengono riportati questi trattamenti. Sono stati principalmente tramandati oralmente e se ne hanno alcune tracce in Cina, India ed Egitto su dei ritrovamenti di 5000 anni fa.

Una volta sulla terra non c’erano i sentieri, l’uomo li ha formati camminando giorno dopo giorno. Lu Xun (1881-1936)

La riflessologia plantare ha visto il suo sviluppo in Occidente grazie al medico americano William Fitzgerald (1872-1942). Studiò le relazioni tra l’interno e l’esterno del corpo rivalutando questa pratica antica, contribuendo a sistematizzarla e divulgarla. Membro attivo di associazioni mediche americane e molto stimato, approfondì i suoi studi e le sue esperienze negli ospedali di Londra e Vienna dove frequentò l’Istituto di Studi Orientali. Qui potè integrare le sue intuizioni con gli antichi metodi di digitopressione cinesi. Nel giro di poco tempo la riflessologia zonale prese piede in numerosi Paesi Europei. In Italia arrivò nel finire degli anni Settanta ma la sua divulgazione e utilizzazione si è sviluppata negli ultimi due decenni.

La riflessologia auricolare ha visto una iniziale mappatura, con i primi dieci punti individuati, verso la fine del 19° secolo. E’ negli anni ’50 che il medico francese Dott. Nogier determinò la prima mappa che rappresentava il corpo umano proiettandolo nel padiglione con una forma di feto capovolto. sistemi riflessi5Nei decenni successivi, la larga diffusione di utilizzo da parte dei medici cinesi, ha consentito l’individuazione di numerosi punti e aree di trattamento. Negli ultimi anni, da un lato grazie al processo di standardizzazione dei punti promosso dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’altra l’introduzione di metodiche di trattamento poco invasive (come la pressione di semi di vaccaria sul padiglione), si è avuto un notevole allargamento delle applicazioni di questa metodologia con una maggior definizione dei suoi ambiti di azione.

Queste tecniche quindi sono state studiate e riscontrate efficaci da personale medico. Troppo di frequente questi trattamenti vengono paragonati a pratiche palliative alle quali bisogna affidarsi con un certo “credo”. Si tratta invece di interventi rintracciabili nella storia clinica e che stanno avendo sempre più diffusione. Essendo tecniche non invasive, e che lavorano sull’equilibrio energetico della persona, sono più frequentemente applicate da naturopati e operatori olistici.

Per ulteriori dettagli o richiesta di un trattamento puoi contattarmi qui.

 

 




 

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